giovedì 28 agosto 2014

India–Cina–Paesi Occidentali: Parametri economici e capacità d’innovazione di Claudio Marcelli


Tornare in India dopo quasi venticinque anni è stata un’esperienza molto coinvolgente. Molto è cambiato dal gennaio 1989 quando per la prima volta atterravo a Nuova Delhi e mi immergevo in una realtà lontanissima dal mondo in cui vivevo. Un’esperienza di viaggio unica, il “Viaggio” con la lettera maiuscola, nel senso più completo del termine.

Molto è cambiato, ma molto del fascino “antico” dell’India è ancora lì a ricordarci che non basta avere una democrazia per essere un paese moderno e occidentale. Ancora oggi solo il 74% della popolazione indiana è alfabetizzato e questa percentuale scende ulteriormente nelle zone rurali e per le donne. In generale, se confrontiamo i due grandi paesi asiatici, l’aspettativa di vita è più bassa in India che in Cina e anche la condizione della donna in India è sicuramente peggiore. Per non parlare delle grandi infrastrutture, quelle cinesi sono avanti di decenni rispetto a quelle indiane e negli ultimi anni la Cina ha investito (~sette/otto volte di più) e continua a investire molto più dell’India. Numeri che provano a raccontarci come il mondo cambia. 

Ogni giorno, infatti, ascoltiamo, leggiamo, parliamo di statistiche sociali ed economiche. Il presente e il futuro del mondo sono ormai quotidianamente e indissolubilmente legati ai valori economici, alla borsa, allo spread, numeri che provano a sintetizzare quello che succede in un unico network planetario.
Nelle ultime settimane alcune analisi indicano che già quest’anno l’economia cinese supererà gli Stati Uniti in termini di dimensioni. Molti hanno scritto che l’economia Cinese supererà quella degli Stati Uniti dopo il 2020, l’analisi statistica effettuata dall’ICP (International Comparison Program: http://siteresources.worldbank.org/ICPEXT/Resources/ICP_2011.html) nell’ambito di un progetto coordinato dalla Banca Mondiale, ha presentato un’analisi basata sul potere d’acquisto partendo dai dati del 2011 che si riferiscono a 199 stati di tutti i continenti. Questi dati, ottenuti convertendo il prodotto interno lordo di un paese in dollari ai tassi di cambio di mercato, mostrano la parità del potere d’acquisto (PPP) di un paese e sono basati sul Prodotto Interno Lordo (PIL). L’analisi indica chiaramente che l’economia cinese è molto più grande di quanto risulti secondo altri criteri di valutazione. Secondo questa statistica infatti la Cina segue molto da vicino gli Stati Uniti, precedendo l’India (solo decima nel 2005) che ha scavalcato il Giappone (in questa classifica il nostro paese occupa l’undicesima posizione). Sulla base del PIL, l’economia USA nel 2012 valeva oltre sedici milioni di milioni di dollari, circa il doppio di quella della Cina. Con questi numeri l’economia cinese non sarebbe in grado di superare gli Stati Uniti prima di un decennio.

Tuttavia, molti sostengono che il PIL da solo è un parametro fuorviante anche perché non considera le fluttuazioni del cambio e la valuta cinese è sottovalutata così come quella di molte altre economie asiatiche. Poiché in sostanza, il valore del denaro è diverso nei paesi in via di sviluppo e nelle economie occidentali e i costi di molti beni sono molto più alti nel mondo industrializzato. Confrontando il potere d’acquisto è possibile fare valutazioni più realistiche basate sul diverso costo di beni e servizi nei diversi paesi valutando meglio la dimensione delle economie delle nazioni “più povere”.

Rimane comunque aperta una domanda: “per capire e costruire il futuro di una nazione è sufficiente guardare ai parametri economici”? Questo è oggi un problema particolarmente sentito in Europa, ma rimane sicuramente d’interesse “globale”.
A questo proposito è importante ricordare alcune parole di Qian Xuesen (Tsien Hsue-shen), il padre del programma spaziale cinese morto nel 2009. Oltre ad essere un grande scienziato, Qian Xuesen era una personalità riconosciuta da tutto il paese. Durante una visita dell’ex-premier Wen Jiabao che era andato a trovarlo pochi anni prima della sua morte, Qian Xuesen aveva dichiarato: “La Cina manca di originalità e innovazione, e non riesce a produrre talenti. Questo è un grosso problema. http://en.boxun.com/2009/11/14/qian-xuesens-regrets/ "

Lo stato dell’istruzione e la necessità di promuovere la creatività e l’innovazione rimangono in Cina, e purtroppo in molti paesi del mondo, un nodo da affrontare e risolvere. In molte università non s’insegna più a sviluppare il pensiero creativo, ma si formano spesso solo “tecnici”. La formazione di persone creative, “artisti” nei loro campi, è invece una condizione indispensabile per costruire il futuro.
L’arte è una parte fondamentale dell’attività produttiva di una società: aiuta ad ampliare l’immaginazione e a “pensare”. Arte e pensiero sono elementi alla base di un sistema sociale maturo, essenziali al progresso e alla prosperità, anche se difficili da raccontare con le statistiche. Forse anche questo è un esercizio di creatività che alla fine qualcuno saprà risolvere.


Nella foto: Dal paesaggio al modernismo esasperato, “dentro” l’arte al 798 di Pechino

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