venerdì 26 maggio 2017

Un'ospite d'onore a Gattomerlino Spazio




La presentazione a Gattomerlino Spazio di "Il sorriso di Petote" delle edizioni napoletane Il Filo di Partenope di Alberto D'Angelo e Lina Marigliano, ci ha portato la graditissima presenza di Giosetta Fioroni, autrice dei disegni di Petote, cane suo e di Goffredo Parise, che è il soggetto del prezioso libro.
C'erano a presentare il libro Silvio Perrella e Elio Pecora, e si è così creato un dibattito sapiente in un alone di napoletanità affettuosa, preziosissima.
Inoltre e soprattutto la presenza di Giosetta ha riempito la spazio della sua grazia d'artista, del suo sorriso, del suo bello sguardo, sempre pronto a catturare immagini, come scrive lo stesso Perrella, nel  libro Insperati incontri, presentato solo il giorno prima alla galleria Nuova Pesa.

martedì 28 marzo 2017

Nel giorno del 60esimo anniversario dei Patti di Roma di Piera Mattei

Quel sabato 25 marzo era stata una data concordata per rispettare le diverse esigenze del poeta lettone Juris Kronbergs e del nostro poeta Valerio Magrelli che, dopo aver letto il suo libro "Lupo Occhio-Solo", aveva volentieri accettato di presentarlo.

Tutto questo era avvenuto prima che quel 25 marzo assumesse le dimensioni di una ricorrenza non solo altamente solenne ma anche, dopo il recente attentato di Londra, così delicata dal punto di vista della sicurezza, da richiedere una vera blindatura della città.
L'unico rischio era che tutti, del potenziale pubblico della poesia, se ne restassero ugualmente blindati in casa.
Ma no. A Gattomerlino Spazio c'è stato una bella affluenza, che ha degnamente accolto il nostro ospite. Un'atmosfera attenta e vibrante come la poesia richiede.

Del resto Juris Kronbergs, per essere presente a Gattomerlino Spazio alle ore 18 di sabato 25 marzo, era partito alle 3 del mattino di quello stesso giorno da Stoccolma ed era atterrato a Fiumicino alle 10,30 , dopo una rapida coincidenza a Copenaghen. Era contento che a Fiumicino l'avessi accolto in  un clima quasi estivo e poche ore dopo era stato molto felice, come me del resto, che tra il pubblico di Gattomerlino Spazio, nonostante i numerosi impegni istituzionali di quella giornata, fosse arrivato anche S.E. l'Ambasciatore di Lettonia Artis Bertulis e la sua deliziosa moglie Esmeralda Bertule (al centro, in basso, nella foto).



Valerio Magrelli non si è certo risparmiato ci ha dato una bellissima presentazione, accurata e con dotti riferimenti alla letteratura francese, della raccolta "Lupo Occhio-Solo", non senza rilevare la connessione tra quella poesia dello sguardo e della vista di Kronbergs e la poesia dei suoi inizi, con lo stupendo libro "Ora serrata retinae".


Quanto a me, Piera Mattei, ho presentato la più recente antologia di Juris Kronbergs "Documenti di Viaggio" che, come anche "Lupo Occhio-Solo", ho tradotto e pubblicato per le nostre edizioni Gattomerlino.  Ho sottolineato le connessioni tra le due raccolte e le molteplici tematiche che trovano poetica espressione in questo secondo volume.


Tra il pubblico, giunto con Juris da Stoccolma, anche suo figlio, Egils Kronbergs che, con Mara Rozitis mi hanno permesso, col tramite di una accuratissima traduzione in inglese, di traghettare quella poesia in un testo italiano  degno dell'originale (a sinistra sulla poltrona, nella foto).

Al termine della presentazione c'è stata la firma delle copie, e ancora scambi, saluti.

Poi con Juris e Egils ci siamo diretti verso uno dei pochi ristoranti che non aveva temuto di restare aperto, nonostante le ben sei manifestazioni programmate in città.

venerdì 24 febbraio 2017

Gattomerlino a Firenze libro aperto di Piera Mattei

Breve cronaca per immagini

Primo giorno: al mattino, quasi appena dopo l'apertura, mi passa a salutare Andrea Sirotti, piacevole incontro. Parliamo un po' di amici comuni, un poco anche dei nostri rispettivi progetti.



Nel pomeriggio arrivano prima quattro, poi cinque fanciulle, tre del liceo, due dell'Università, non ho ben capito contattate da chi. Dovrebbero aiutare allo stand, però nessuna di loro conosce i nostri libri, studia o vorrebbe studiare l'editoria, la scienza, la poesia etc. Non mi resta che far loro una breve lezione sulla nostra casa editrice, gettare semi, sperando che qualche ricordo rimanga.  Però sono tutte molto carine, chiacchierano allegre accanto allo stand.






Il secondo giorno è stato piuttosto tranquillo...
Ma il terzo, domenica... letture, presentazioni (con Irina) e c'era anche il valorosissimo Paolo ad aiutare,  animare lo stand e a dare una mano a rifare i pacchi, perché la sera di domenica la fiera chiude.





Lunedì mattina, con una bella giornata di sole, una passeggiata sul tragitto, che porta da piazza Duomo – attraverso via de' Servi e Piazza Santissima Annunziata, con la loggia degli Innocenti  – al convento santa Maria degli Angeli, in Via della Colonna 34 dove ho trascorso la mia prima adolescenza. 

ARRIVEDERCI, FIRENZE








mercoledì 15 febbraio 2017

A PIAZZA NAVONA –14 febbraio 2017




Ieri, 14 febbraio 2017, per rinfrancare  il cuore per molti versi afflitto di noi romani, a Roma c'era una limpida giornata di sole. Come due turisti siamo andati a scaldarci su Piazza Navona e abbiamo chiesto a una vera giovane turista, una ragazza inglese, di scattarci una foto.
Ce ne ha scattate due. Due buone foto. Un grazie all'anonima gentile ragazza.

mercoledì 11 gennaio 2017

Casa dell'Energia di Arezzo – 9 gennaio 2017 di Piera Mattei





BELLA AREZZO e patria e ospite di anime grandi! Peccato che non sia potuta restare almeno il tempo necessario per vedere da vicino gli affreschi di Piero della Francesca. Il treno partiva alle 10 del mattino e a Roma altri impegni attendevano.
Ma alla Basilica di San Francesco, già con le valigie, sulla strada per la stazione, dall'ingresso ho rivolto uno sguardo e un saluto devoto al grande Maestro.


Ero andata ad Arezzo per la presentazione del libro di Martina Naccarato "Leggere la disabilità." La grande sala del complesso industriale da poco restaurato come centro culturale, era gremita.


Alla senatrice
Donella Mattesini è spettato l'onore di aprire il dibattito.
Si è trattato di un'apertura molto amichevole, generosa, che tuttavia non ha tralasciato di sottolineare temi forti, politici: l'impegno necessario a livello istituzionale di affrontare frontalmente le grandi problematiche dell'inserimento lavorativo e scolastico delle persone con disabilità, e la necessità dell'approvazione sollecita della legge "Dopo di noi". Donella Mattesini non ha infine tralasciato di rimarcare come la città di Arezzo è stata da sempre  attenta e all'avanguardia, per quanto riguarda il rispetto della persona, nella cura delle malattie psichiche.


 Martina Naccarato
è stata la vera protagonista dell'incontro, felice di avere un vasto pubblico e di sentire riconosciuta la sua energia. La giornalista moderatrice del dibattito, Greta Settimelli, che la conosce bene, ha saputo rivolgerle le domande  che hanno provocato risposte brevi ma precise, pungenti, anche ironiche, tra gli applausi del pubblico.
"Non abbiate scrupolo di rivolgerci le domande più personali, è stata in sintesi la risposta di Martina, noi saremo felici di rispondervi perché possiate avere l'esatta percezione che siamo persone come voi normodotati".
Anche dal pubblico ci sono stati interventi molto interessanti, tra tutti quello di Giusy Albiani, una delle persone che hanno rilasciato a Martina la loro testimonianza pubblicata nel libro.



 

Quanto a me che scrivo, riporto di seguito la sintesi del mio intervento:


Comincerò col dire che il progetto del libro è nato prima di un incontro diretto con Martina. Parlerò poi di come questo progetto è nato, ma anzitutto devo dire che quando ho conosciuto Martina, prima per telefono e poi di persona, la bellissima sorpresa è stata quella  di trovare una giovane donna che mi è parsa dotata di OTTIMO CARATTERE: ottimista, diretta, capace di attirare simpatia. Doti non troppo diffuse, doti preziose, certamente come si dice, doni di natura, ma poi sicuramente coltivati dall'ambiente in cui è cresciuta e soprattutto, a causa del suo ottimo carattere, amorosamente allevati da lei stessa, in una sorta di circolo virtuoso. 

Quando abbiamo presentato il suo libro a Roma nel nostro Gattomerlino Spazio lei è arrivata non solo con la sua famiglia: mamma, babbo, fratello, ma anche con un gruppo di amici aretini, direi di suoi fan aretini. Aggiungo che quando mi ha inviato le sue note biografiche Martina ha voluto sottolineare la sua apertura a tutte le esperienze, scrivendo quel "TUTTE" con caratteri maiuscoli e mi sono resa conto, conoscendola, che effettivamente lei ha più di altri, di molti altri così detti normodotati,  questa apetura a TUTTO,  e che è capace di comunicare questo sentimento agli altri. 

In questo libro, dopo avere riassunto il dibattito scientifico e sociale intorno alla disabilità, le iniziative sorte intorno a differenti forme di disabilità tra cui i progetti realizzati per i non-vedenti, Martina  ha inteso passare in rassegna caratteri umani, persone e personaggi creati da scrittori, ma anche da registi: romanzi, film, poesie. Sulla poesia si è appunto innestato il nostro incontro, con il tramite del bolognese Pierluigi Lenzi.
E qui brevemente ho riassunto, anche perché sollecitata da Greta Settimelli, la nascita del progetto di questo libro: avevo chiesto alla prof. Ernestina Pellegrini dell'Università di Firenze se poteva aiutarmi a presentare in quella città il libro di poesie di Pierluigi Lenzi, che con molta convinzione avevo pubblicato. La prof. Pellegrini mi aveva risposto proponendomi invece di far inserire quel libro nella tesi che Martina Naccarato stava svolgendo sul tema "letteratura e disabilità". Così, indirettamente, Pierluigi e le sue poesie mi hanno traghettato verso Martina, e appena Martina ha dato il suo esame di laurea, le ho proposto di ricavare dal suo lavoro un libro, ed  è nato "Leggere la disabilità". 

In quel libro Martina prende in considerazione caratteri di fantasia e ritratti autobiografici di individui,  per i motivi più diversi, ostacolati o diminuiti nella loro abilità sensoriale e motoria, che hanno tuttavia voglia anzitutto di essere accettati  e quindi di assaporare la vita e le risposte del proprio corpo, con la massima serenità e intensità che la loro situazione consente. Personaggi e persone che hanno voglia di trovare una loro realizzazione nel mondo, anche inventando addirittura mestieri nuovi che si confacciano alla loro condizione, come Anthony Andaloro il cuoco cieco che organizza cene al buio, bendando i suoi clienti-commensali, cuoco che Martina ha intervistato. 

La disabilità, così come Martina la vive e vuole presentarcela non è un attributo che riguarda il diverso separato dagli altri, ma è  una condizione umana inserita nella vita di noi tutti.  Siamo tutti diversi e simili, tutti suscettibili di conoscere improvvise o lente mutazioni del nostro soma e, fatto forse più preoccupante, improvvise o lente mutazioni dei nostri caratteri psichici. 
Ma così diversi-simili come siamo, così forti-fragili come siamo, siamo tutti ugualmente persone, siamo umani con diritti e doveri, adeguati alla nostra condizione e sottolineo ovviamente la necessità di questa adeguazione. 
Tornando a Martina credo che la simpatia che lei suscita possa  essere lo stimolo principale a mutare il piccolo progetto di ricavare un libro da una tesi di laurea in un vero e proprio manifesto di quella che qui mi azzardo a definire "la normalità della disabilità".


Foto Gattomerlino

Nelle foto 1 e 2 da destra: Martina Naccarato, Greta Settimelli, Donella Mattesini, Piera Mattei


lunedì 26 dicembre 2016

La voce limpida e appassionata di Elio Pecora – Festa di compleanno a Gattomerlino Spazio



Il 23 dicembre a Gattomerlino Spazio festa per il sesto compleanno di Gattomerlino edizioni.  C'erano in programma musica, letture, proposte e propositi per il 2017, e tutto si è svolto al meglio, secondo i piani.
Elio Pecora  aveva accettato l'invito a venire e a cantare, solo mi aveva chiesto "Trova chi mi accompagni alla chitarra!" Così  ho invitato il grande chitarrista Sergio Saracino, che, in un primo tempo, ha eseguito brani del suo repertorio spagnolo e ispanamericano, poi ha accompagnato il nostro poeta nell'esecuzione delle più belle canzoni classiche napoletane.
Nella sala la voce limpida e appassionata di Elio ha lasciato a lungo un'emozione vibrante e grata.

Ho poi invitato Cetta Petrollo a leggere alcune pagine del suo libro più recente "All'epoca che le fanciulle", anzi le ho chiesto di leggere le pagine che nel libro sono relative alle date del 23 e 24 dicembre, pagine che alla loro originale, geniale e pseudoinfantile maniera,  ci hanno immerso nell'atmosfera della stagione natalizia.

Anche io ho voluto leggere alcune poesie di un poeta che ho pubblicato nel dicembre di un paio di anni fa, Dan Opus Lepidus, un immigrato romeno che ha lasciato però l'Italia. Ho letto quelle poesie  perché sono convinta che il suo libro sia il più bello dell'intera serie dei "Quaderni di pagine nuove".
Siamo quindi passati ai propositi per il 2017. Si sono presentati una bella varietà di artisti, fotografi, enigmisti, fisici, scrittori.
Ma per cominciare la programmazione del 2017, il giorno 17 gennaio ci sarà la lettura, con accompagnamento musicale alla fisarmonica, di "L'abitino blu" di Reginald Gibbons, poeta americano contemporaneo pubblicato da Gattomerlino edizioni.

A TUTTI AUGURI PER UN SERENO E INTENSO 2017!

FOTO DINO IGNANI

venerdì 2 dicembre 2016

Cetta Petrollo scrive su "DOCUMENTI DI VIAGGIO" di Juris Kronbergs




Dopo le storiche collane del secolo scorso di Scheiwiller (Poeti stranieri tradotti da poeti italiani), delle Edizioni della Meridiana, di Lerici (Poeti europei a tradurre i prestigiosi nomi di Angelo Maria Ripellino, Joyce Lussu, Roberto Sanesi e Renato Poggioli) e l’attività di pubblicazione di poesia straniera di Garzanti, Mondadori ed Einaudi, oggi lo spazio editorialmente dedicato alla traduzione si è notevolmente ridotto – ma parallelamente si è ridotto, se non scomparso, anche lo spazio dedicato alla poesia. Crocetti e Marcos y Marcos rappresentano coraggiose eccezioni, come la qui presente Gattomerlino di Piera Mattei che tenacemente continua a realizzare un importante lavoro di diffusione nel nostro paese di autori stranieri contemporanei.
Nella bella collana serie blu dove sono stati pubblicati i due libri di poesia di Juris Kronbergs, Lupo Occhio solo e Documenti di viaggio, sono in catalogo anche autori come la russa Elena Fanajlova,  la statunitense Eleanor Wilner  , l’olandese Erik Lindner, lo spagnolo Javier Vicedo Alós , la boliviana Norah Zapata-Prill, la finlandese Henrika Ringbom a testimonianza della costante curiosità di Piera  e della sua passione per la poesia.
Piera generosamente ci offre questi gioielli nelle sapienti traduzioni di poeti e linguisti italiani, Fiorenza Mormile, Anna Robustelli,  Claudia Scandura, Antonio Bux per citarne alcuni, in qualche caso traducendo lei stessa come avviene, appunto, in questo Documenti di viaggio di Kronbergs, poeta  attivo da più di quarant’anni con dodici raccolte di poesia ed instancabile traduttore, ricordiamo almeno la sua traduzione dallo svedese del premio Nobel per la letteratura, Thomas Tranströmer.

Non sono una conoscitrice e un’esperta di poesia straniera contemporanea, solo una lettrice di poesia soprattutto italiana – in questi ultimi due anni anche di più – data la quantità di libri che concorrono al premio nazionale intitolato ad Elio Pagliarani, leggo, quindi, questo Documenti di viaggio cercando di confrontare le poesie di Juris con le tendenze della poesia contemporanea italiana.

Una prima osservazione: in questi versi non troviamo gli schemi della tradizione, il controllo del ritmo attraverso l’architettura del metro ai quali si avvicina – in ricerca consapevole o meno - molta parte della poesia italiana degli ultimi venti anni e nemmeno il ricorso alla citazione letteraria – poesia che si fa con la poesia in costruzione e decostruzione dell’ingombrante eredità dei padri.
Non troviamo nemmeno la pervasiva effusività linguistica che adopera il repertorio degli stilemi amorosi in una voluta antipolitica della poesia e nemmeno la corporeità di uno spartito che attende di essere eseguito per voce.
Tutto ciò è estraneo alla poesia di Juris della quale tento di cercare interne ricorrenze così come ci si presentano nella traduzione di Piera.
È “un giorno particolarmente immobile” quello di Juris dove i passanti trascorrono fra le stagioni in un catalogo naturale di nomi che dipingono immagini, dove “la dittatura dei sogni” senza costrizioni marca il tempo della politica e della storia in un viaggio documentato dai percorsi personali e pubblici.
È il tempo interno che governa l’andamento del mondo, un tempo che vince sugli accadimenti e li interpreta poiché “una sera quando lasciai la mia stanza/ quella mi seguì/ nessun veto poteva portarvi scompiglio/ nessun sole rischiararla/ nessuna pioggia inondarla”
Il tempo seguita ad essere immobile (“a causa mia il tempo restava immobile”) in una nozione che ci rimanda alla definizione qualitativa di Kairos e a quella agostiniana di " distensio animi " il distendersi dell'anima che dà la misura del tempo, agli eventi “numinosi” di Jung.
La poesia, dunque, narra gli avvenimenti che accadono “sincronicamente” e ci rende la loro luce improvvisa, la sacralità del loro momento immobile all’interno della coscienza: “Notte è un quieto suono di pianoforte/ con la tendenza a premonizioni di sonorità profonde/ nei bassi suonati dalla sinistra/ che facilmente vincono/ le vacillanti terzine della destra” giacché “ il tempo/ fuggendo via/ e rimanendo immobile/ come musica/ come note sullo spartito”
Le apparizioni lungo il viaggio immobile dell’io sono limpidi  oggetti naturali, la lumaca affronta il sentiero dell’autunno , la morte appare come un grande pomodoro rosso (“ la notte è blu-scuro/ ma proprio sopra la corda dell’orizzonte/ c’è un grande pomodoro rosso”), il paesaggio è una geografia intima che scoppia nella visione ( “Sotto il pontile vedo/ nell’acqua il cielo/ sento il fruscio d’ali/ sento la mia geografia”), il poeta diventa una scura notte d’estate che attrae il giorno, la mezzanotte è mezzanotte dell’anima (“ notti d’estate/ scure come giorni d’inverno/ e io divento come loro […] la notte sta attraendo il giorno/ l’orologio segna le tre:/ mezzanotte dell’anima”)
In questa nozione del tempo gioca forse, come acutamente sottolinea Piera Mattei nella postfazione a Documenti, l’identità di confine di Juris, il suo essere “nato in Svezia da genitori lettoni, profughi”, un’attitudine allo spaesamento e alla erranza che solo la radice del proprio tempo interiore può contribuire a comporre.
E, nella immobile erranza del viaggio, cosa ci dicono, infine, i versi di Juris? Cosa ricorre incessantemente e libera con leggerezza e freschezza il nostro sentire? Juris affresca ciò che in questi anni tormentati e cupi abbiamo omesso di guardare, in una lenta sparizione dalla nostra coscienza letteraria e umana di quella che, per utilizzare la definizione di Ennio Cavalli, è la “cosa poetica” : “Perché la chiamo cosa poetica? Perché come “cosa” è tutta da definire. E poi per evitare il peso, il ricatto, il pennacchio della P maiuscola. Non sarà la fissità della Poesia con la maiuscola a spuntarla. È troppo impettita e sicura di sé, per fidarsi delle cose raccolte per strada. 
Juris Kronbergs, per dirla con Cavalli, raccoglie "fasci di vibrazioni" le ricombina "con ambiguità e sfrontatezza. Trasforma in poche mosse la cosa poeica in poesia. Non tutti ne sono capaci. Non tutti possono essere poeti, neanche se puntano i piedi".

Nella foto di Dino Ignani: Durante la presentazione di Documenti di Viaggio a Gattomerlino Spazio  il Trio Improvviso ringrazia il pubblico